Il calendario Pirelli 2026 trasforma la natura in un linguaggio fotografico fatto di acqua, fuoco, vento, terra, fiori ed etere. L’edizione firmata da Sølve Sundsbø riunisce 11 protagoniste del cinema, della musica, dello sport e della moda in 22 immagini costruite tra paesaggi naturali, tecnologia e ritratto. Il risultato interessa non solo per i nomi coinvolti, ma anche per il modo in cui ogni fotografia mette in discussione il confine tra corpo, ambiente e immaginazione.
Gli elementi naturali diventano ritratti di emozioni e identità
- 52ª edizione del progetto fotografico Pirelli, con Sølve Sundsbø alla macchina fotografica.
- 22 fotografie dedicate a 11 protagoniste internazionali.
- Elements è il tema centrale, sviluppato attraverso acqua, fuoco, vento, terra, cielo, fiori ed etere.
- Schermi LED e immagini naturali fondono ripresa in studio e paesaggio reale.
- Il progetto privilegia esperienza, carattere e presenza scenica, oltre il semplice glamour.
Che cosa racconta davvero l’edizione 2026
Il tema ufficiale è Elements, ma Sundsbø non lo usa come una semplice classificazione visiva. Terra, acqua, aria e fuoco diventano piuttosto un modo per parlare di istinti, desiderio di libertà, curiosità e rapporto con il tempo. La natura non è soltanto lo sfondo delle immagini: è una forza che sembra attraversare i corpi e definire l’atmosfera di ogni ritratto.
La nuova edizione è la 52ª nella storia di The Cal e presenta un cast interamente femminile. Le protagoniste arrivano da ambiti diversi, una scelta che amplia il significato del progetto: non troviamo soltanto modelle, ma anche attrici, musiciste, una campionessa di tennis e figure con una forte identità pubblica.
La presenza di donne mature e già affermate è una delle decisioni più riuscite. A mio avviso, sposta l’attenzione dalla ricerca di una bellezza standardizzata alla forza della presenza individuale. Ogni volto porta con sé una storia riconoscibile, ma la fotografia lo ricolloca in un universo quasi mitologico.
Sølve Sundsbø porta la natura dentro lo studio
Sølve Sundsbø, fotografo e regista norvegese residente a Londra, è noto per una fotografia di moda che mescola ricerca formale, immagini digitali e sperimentazione tecnica. Per il progetto 2026 ha iniziato raccogliendo paesaggi e fenomeni naturali tra la spiaggia di Holkham, nel Norfolk, e la campagna dell’Essex, prima di continuare il lavoro negli studi di Londra e New York.
La scelta più interessante è stata ricreare quegli ambienti attraverso grandi schermi LED, proiettando nuvole, tramonti, acqua e fuoco dietro le protagoniste. In questo modo Sundsbø ha mantenuto il controllo tipico dello studio senza rinunciare alla complessità visiva del paesaggio.
Il metodo produce una tensione precisa. Da una parte c’è la natura, imprevedibile e fisica; dall’altra c’è una scena costruita con estrema precisione. Questa combinazione permette di osservare dettagli che in un vero ambiente esterno sarebbero difficili da gestire, come la direzione dei capelli, la qualità della pelle e il rapporto tra luce e movimento.
Per chi fotografa, il processo offre una lezione concreta: la tecnologia funziona davvero quando sostiene un’idea chiara. Una scenografia spettacolare, da sola, non basta. Qui ogni effetto ha il compito di rafforzare il carattere della persona ritratta.

Le protagoniste e gli elementi che incarnano
Le 22 fotografie non sono accompagnate da titoli narrativi tradizionali. Il progetto preferisce associare ogni protagonista a uno o più elementi, lasciando che sia l’immagine a suggerire il significato. La tabella aiuta a orientarsi, ma non va letta come una spiegazione rigida: l’interpretazione resta parte integrante dell’opera.
| Protagonista | Elemento o tema | Perché è significativo |
|---|---|---|
| Susie Cave | Acqua e cielo | Un accostamento che lavora sulla fluidità e sulla dimensione sospesa del ritratto. |
| Tilda Swinton | Fiori e piante | La sua presenza scenica dialoga con una natura elegante, straniante e non decorativa. |
| Venus Williams | Fuoco | Il riferimento richiama energia, disciplina e intensità fisica. |
| Adria Arjona | Acqua | L’elemento suggerisce movimento, trasformazione e una sensualità meno convenzionale. |
| Du Juan | Cielo | Il cielo amplia lo spazio del ritratto e introduce una sensazione di apertura. |
| Eva Herzigová | Acqua | La sua immagine collega memoria della moda e ricerca di una bellezza più atmosferica. |
| FKA twigs | Terra | Il tema porta il corpo verso una dimensione più materica e istintiva. |
| Gwendoline Christie | Etere | L’elemento più astratto sottolinea ambiguità, energia e dimensione fantastica. |
| Irina Shayk | Vento | Il vento rende visibile il movimento e rompe la staticità della posa. |
| Isabella Rossellini | Fiori | La natura diventa una presenza organica capace di dialogare con il volto. |
| Luisa Ranieri | Vento | Il riferimento suggerisce dinamismo e una figura non chiusa in un’immagine fissa. |
La partecipazione di Isabella Rossellini, Luisa Ranieri e Venus Williams offre inoltre un legame diretto con l’Italia e con una cultura visiva internazionale. Non sono presenze decorative: ciascuna porta nel progetto un immaginario già forte, che il fotografo può reinterpretare invece di costruire da zero.
Come leggere le opere senza fermarsi al glamour
Dalla posa al simbolo
Il primo livello è quello più immediato: abiti, corpi, luce e composizione. Il secondo richiede più attenzione. Quando un volto viene associato al fuoco o all’acqua, l’elemento non descrive necessariamente la personalità della protagonista, ma crea una metafora visiva che modifica il modo in cui guardiamo la figura.
Per questo non leggerei queste fotografie come semplici ritratti di celebrità. Sono immagini costruite per lasciare una zona d’incertezza, una sensazione che Sundsbø considera parte della bellezza. Il paesaggio suggerisce, ma non spiega tutto, e proprio questa ambiguità impedisce alle opere di diventare illustrazioni troppo letterali.
Leggi anche: Man Ray, Le Violon d'Ingres - Analisi di un'icona surrealista
Il contrasto tra organico e artificiale
Fiori, acqua, nuvole e fuoco appartengono a un immaginario molto antico. Gli schermi LED, la gestione digitale dello sfondo e il controllo dello studio appartengono invece al presente tecnologico. La forza della serie sta nel far convivere materia naturale e costruzione artificiale senza fingere che siano la stessa cosa.
Da osservatore, trovo particolarmente efficace questo contrasto perché rende evidente il lavoro fotografico. Non si cerca di nascondere la costruzione dell’immagine: la si usa per parlare del modo in cui oggi percepiamo la natura, spesso attraverso schermi, archivi digitali e immagini già elaborate.
Che cosa può imparare un fotografo da questo progetto
Il calendario offre spunti utili anche a chi lavora con mezzi molto più semplici. La lezione non è imitare gli effetti visivi di Sundsbø, ma capire come un’idea coerente possa guidare tutte le decisioni, dalla scelta del soggetto alla luce finale.
- Definire un concetto prima del set. Un tema come l’acqua o il vento deve influenzare posa, luce, colore e ritmo, non soltanto lo sfondo.
- Raccogliere materiali reali. Fotografare nuvole, riflessi o movimenti prima dello scatto permette di costruire immagini più personali.
- Controllare la tecnica senza irrigidire il soggetto. La precisione è utile, ma il ritratto ha bisogno di un gesto, di uno sguardo o di un’imperfezione credibile.
- Collaborare con la persona fotografata. L’elemento naturale funziona meglio quando viene interpretato insieme al soggetto e non semplicemente imposto dall’autore.
- Costruire una serie, non una singola immagine isolata. Le 22 fotografie acquistano senso perché appartengono a un sistema visivo riconoscibile.
Il rischio più comune, quando si lavora con simboli come fuoco, acqua o vento, è cadere nel cliché. Una fiamma sullo sfondo non comunica automaticamente energia. Servono scelte di luce, composizione e direzione dello sguardo capaci di trasformare l’idea in una sensazione concreta.
Un calendario da guardare come una serie, non come dodici fogli
L’edizione 2026 funziona soprattutto come un racconto fotografico unitario. Il suo interesse non dipende soltanto dall’elenco delle protagoniste, ma dalla coerenza con cui natura, tecnologia e identità vengono portate dentro la stessa grammatica visiva.
Il mio consiglio è osservare prima le immagini senza cercare subito di riconoscere ogni elemento. Dopo una seconda lettura, si possono confrontare le diverse interpretazioni di acqua, vento, fiori o cielo. È in questo passaggio che il progetto smette di essere soltanto un oggetto prestigioso e diventa una riflessione sulla fotografia contemporanea e sul modo in cui costruiamo la bellezza.
